Certamente anche tu, come molte altre spose, ti sarai imbattuta in numerosi post, blog, articoli, che parlano di stili fotografici, senza ricevere informazioni veramente utili, ma trovando solo una serie di tecnicismi di chi esalta uno stile oppure l’altro.

Di cosa stiamo parlando? Sicuramente hai già capito! Stiamo parlando della posa e del reportage!

La posa… che stress?

Secondo il Dizionario Garzanti, la posa è “il posare per essere ritratti o fotografati; l’atteggiamento assunto da chi deve essere ritratto”.

Martín Caparrós, giornalista e scrittore spagnolo dice:

“L’arte di mettersi in posa è una novità di questi anni affetti dalla registrazione. Nove persone su dieci hanno sempre con sé un apparecchio in grado di registrare. Tutti hanno un cellulare. Davanti allo schermo onnipresente siamo memorialisti persistenti, per questo è importante sapere come farci ricordare, quali pose, quali gesti e quali smorfie adottare per essere un giorno migliore di adesso. Bisogna mettersi in posa e sorridere”.

 

In effetti è così, ognuno di noi desidera mostrare agli altri quanto è felice, con il sorriso. Ma non vuole farlo forzatamente, non vuole apparire finto.

“Si, io non voglio fingere o forzare un sorriso solo perché me lo chiedi, non voglio stare ferma immobile per diversi minuti, non voglio stare ore e ore a farmi fotografare, con il caldo estivo, perdendomi la festa del mio matrimonio! Voglio un servizio spontaneo, tutto reportage”.

La maggior parte delle spose ci chiede questo. Temono la posa, hanno timore che il fotografo rubi tutto il loro tempo per creare pose lunghissime.

Bene, voglio svelarti il primo segreto:

1- fare delle pose non significa essere invadenti e imporre agli sposi ogni cosa

Quando ti fai un selfie con le tue amiche, cosa fai? Non scegli forse come metterti, dove metterti, che atteggiamento assumere? E ti sembra di vivere un momento stressante e infinitamente lungo? Sicuramente no, eppure puoi metterci molti secondi per scattare quel selfie. Ecco, questo è mettersi in posa!! E quando il fotografo, con criterio e preparazione, ti dà delle indicazioni, ti mette in posa, avrai immagini spettacolari e sicuramente ben fatte, senza fatica e nervosismo.

Non è un’arte per tutti però. Alcuni fotografi sono oggettivamente lunghi e decisamente pignoli… e tu perdi la pazienza e addio spontaneità. Forse la foto sarà comunque bella, ma che emozione ti susciterà quando la rivedrai? Te lo dico io: ricorderai solo l’ansia di quel momento.

La posa, per essere un momento piacevole, dovrà essere per te naturale, quindi la devi sentire tua, ti deve appartenere. Un fotografo esperto, con cui avrai creato un rapporto di fiducia, saprà darti dei suggerimenti senza farteli pesare, in pochi minuti, facendoti sentire apprezzata, bella e importante.

Non occorrono ore e ore per fare delle belle fotografie!!

Sono sicuro che nessuno ti hai mai detto che:

2- anche le pose descrivono la realtà

Avrai sicuramente visto anche tu la fotografia storica “Le Baiser de l’Hotel de Ville (1950)”.
È da sempre considerata l’icona della spontaneità, dell’immediatezza, del sentimento, probabilmente perché i due giovani che si baciano sono circondati da una folla in movimento, per cui la prima impressione è che sia uno scatto rubato.
Eppure non è andata così. Doisneau, l’autore della foto, stava realizzando un servizio fotografico per la rivista americana “Life”. Mentre girava per le strade di Parigi in cerca di ispirazione, rimase colpito dal gesto di tenerezza tra due giovani incontrati in un bar.
Erano Francoise Bornet e Jacques Carteaud. I due, veramente innamorati, replicarono il gesto davanti al suo obiettivo, e quello scatto divenne il simbolo dell’amore giovane, puro e spontaneo.
La foto non era una finzione, era stata solo cercata dall’autore e messa in scena con una posa. Racconta l’emozione di quel bacio? Sicuramente sì. Francoise e Jacques avranno un ricordo stressante di quel momento? Probabilmente no.

Reportage: tutti ne parlano ma nessuno lo fa!
Un altro stile fotografico, molto in voga in questi anni, è lo stile reportagistico.
Il reportage è una: “Testimonianza riportata da una documentazione di eventi – una cronaca dei fatti reali”, ci dice Garzanti.

Bene, chi fa reportage, quello vero:

  • Non chiede ai soggetti di fare azioni
  • Non pretende di ripetere alcune fasi
  • Non ostacola  gli orari della giornata
  • Cerca sempre il punto di ripresa più idoneo
  • Osserva attentamente intorno a sé
  • Cerca di prevedere i momenti clou
  • Racconta la giornata attraverso tutti i partecipanti

Diane Arbus diceva: “Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate”, ed è verissimo! Nel reportage, il fotografo coglie dei momenti che l’occhio umano non riuscirebbe a percepire.
Quasi tutte le spose dicono: “Vorrei delle foto spontanee”, “Mi piacerebbe avere delle fotografie naturali”, oppure “Non mi interessano le foto di rito, vorrei ricordarmi dei momenti per come l’abbiamo vissuti, senza intrusione”.
Poi però, alla consegna degli scatti si accorgono che mancano dei dettagli, non ci sono primi piani, non esiste un bel ritratto con la madre, i nonni si vedono solo di sfuggita, ecc. E allora quel ricordo non è completo, non è come lo avevano sempre immaginato… ma si potranno poi rifare quelle foto? Purtroppo no. Saranno momenti persi per sempre.

Ti svelo un altro segreto:

3- il vero reportage non include la posa

Fai attenzione ai fotografi che dicono di fare reportage, perché, se lo fanno bene (e sono in pochi a farlo!), rischi che manchino tante foto importanti; ma se non mantengono le promesse (cosa molto probabile!) ti ritrovi a posare tutta la giornata e a ricordare solo i momenti spiacevoli e imbarazzanti.

Inoltre:

4- il reportage non è “improvvisage”

Fare reportage non significa improvvisare. Come abbiamo visto, nel reportage non si ripetono le azioni, ma bisogna seguirle con attenzione. Si devono scegliere i migliori punti di vista e farlo implica esperienza e conoscenza dei luoghi. Il fotografo deve essere invisibile, presente, vigile, e silenzioso. Ma quante volte ti sarà capitato di partecipare ad un matrimonio come ospite e vedere un fotografo davvero invisibile e silenzioso? La maggior parte dei fotografi sta lì a dirigere, come un esperto capostazione, tutta la scena. Ma la tua amica non lo aveva scelto perché faceva reportage?
Queste poche righe vogliono essere una breve guida per aiutarti a scegliere lo stile più adatto a te.
Ma non è detto che sia il reportage o la posa. L’una non dovrebbe escludere l’altra e un vero fotografo matrimonialista sa scegliere sapientemente quando è il momento di dare qualche indicazione e quando invece è il caso di sparire completamente e raccontare silenziosamente quello che stai vivendo.

In medio stat virtus dicevano gli antichi. E la saggezza antica, si sa, è sempre valida.

Ma voglio lasciarti con un ultimo, prezioso, consiglio:

5- stabilisci un feeling con chi ti fotografa, divertiti e conosci te stessa

Quando lasci che un fotografo racconti la tua storia gli permetti pian piano di svelare ciò che sei, di entrare nei tuoi sentimenti, nella tua vita. Spesso però non pensiamo che anche lui/lei porta con sé il suo vissuto. E quando scegli il suo modo di fotografare accetti la sua vita, le sue passioni, i suoi errori e le sue gioie, ma soprattutto scegli la sua visione del mondo, quella con la quale racconterà anche il tuo matrimonio. L’insieme di questi caratteri fanno di un fotografo un buon fotografo.

E se le sue foto ti parlano, ti comunicano qualcosa, se il suo modo di fare ti ispira fiducia, se ti senti ascoltata e capita da subito, non dubitare: quello sarà il fotografo migliore per te!!

Ti piacerebbe avere la GUIDA DEFINITIVA per scegliere il fotografo giusto per te?

Cosa imparerai leggendo la nostra rivista:
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  • tutti i pro e i contro delle proposte che trovi in giro
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